«La musica viene dall'anima e a chi non ha avuto fortuna, le canzoni che parlano d'amore, amore materno, amore tra amanti, rendono migliore la vita. E' stata la musica che ha fatto degli tzigani un popolo forte.»

lunedì 11 dicembre 2006

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Essere escort - Lo Charme


Lo "charme" e' un talento micidiale ed incantare era la parte che preferivo quando ero escort.
Fin dalla prima email, quando interagivo con qualcuno, cio' che facevo era quello di cercare di sedurlo... e lui cercava di fare altrettanto con me.
Era come una danza.
Credo sia una fantasia femminile abbastanza comune quella di essere in tale business. Essere ammirata, corteggiata... pagata moltissimo.
E spesso ricevevo email anche di ragazze che mi chiedevano consigli su cosa dovessero fare per iniziare.
Qualunque bella ragazza puo' farlo ma si devono possedere delle qualita' particolari... come quelle di un'attrice.

Inoltre si deve aver predisposizione verso un certo tipo di fascino maschile: io, fin da molto giovane, ho sempre desiderato circondarmi di uomini intelligenti ed influenti disdegnando gli stupidi ed i perdigiorno.
Una escort deve essere una combinazione di talenti e qualita' diverse. Non e' necessario essere una Top-model.
Io, per esempio sono alta, slanciata, bruna con occhi chiari, ma ci sono un sacco di donne piu' belle di me. Puo' essere imbarazzante per un uomo fisicamente "normale" accompagnarsi ad una donna straordinariamente bella.
I clienti spesso la preferiscono "astuta", intelligente e con esperienza di vita.
Vogliono sentirsi a loro agio nel parlare di qualsiasi argomento... dal tempo ai loro affari, dai loro hobby alla famiglia.

2 commenti:

Beyazid II Ottomano - Sultano di Costantinopoli ha detto...

Questa è la migliore delle risposte possibili a chi si ostina a disconoscere il valore in sé dell'arte escortistica e a negare l'esistenza stessa di quelle donne belle, colte ed emancipate che decidono di mettere a frutto la propria abilità scenica ed il proprio fascino ammaliante come farebbe un'attrice. I vetermaschilisti come duval e le vetero-femministe come manuela75, non comprendendo i motivi "naturali" e quelli "psicologici" da voi così mirabilmente espressi, riconducono la scelta di essere escort sistematicamente o alla mancanza di doti intellettive e di indipendenza economica o di pensiero, o a bisogno disperato e all'assenza di possibilità di fare altro per vivere.

Ciò deriva con chiarezza dal fatto che i primi, conformemente alla loro visione "riduzionista" della donna, incontrano solo "sex machines" (magari davvero "poverette" senza arte né parte) e non vere escort (impegnati come sono nell'ossessione del "buco nero" si perdono la bellezza del "cielo stellato" nella sua totalità), mentre le seconde (sul cui valore femmineo è, ancora una volta, bello tacere) ne sono invidiose (quando non si può competere con qualcuno l'inconscio ci fa negare la sua esistenza).

Checché ne dicano gli psico (o pseudo?) sessuologi di oggi, tanto amanti del "sesso libero" (così come di altre utopie sessantottine), in un modo o nell'altro si deve sempre pagare con le femmine, giacché tanto il "dono", ossia il dar qualcosa in cambio dell'accoppiamento, se non proprio in denaro, o altra utilità economica, oppure materiale o sentimentale, almeno in doti utili alla femmina o a lei gradite oppure conferenti prestigio sociale, quanto il "combattimento" con altri maschi della stessa specie, implicante fra gli umani "costi" in termini materiali tempo, fatica, soldi, e immateriali di concentrazione, sforzo, dignità, sincerità, recita, frustrazione, irrisione, ferite emotive, sono "in natura".

Con il vostro consueto stile sintetico, pungente e ricco d'immagini (proprio come quello poetico) avete
posto in luce l'escorting non solo come arte, ma (proprio come l'arte classica) come imitazione della natura, nella quale la "danza" fra il maschio e la femmina riproduce l'amore naturale nella sua schiettezza, il quale non è mai "libero", come scioccamente credono (o vogliono far credere) i moderni (per odio al meretricio visto come "concorrenza", dal lato femminile, o per semplice infantile voglia di avere tante donne senza pagare nulla, in nessun termina, dal lato maschile), ma sempre condizionato (quando non lo è dal genio della specie lo è appunto dall'interesse).
Siete riuscita nello spazio di una composizione breve a condensare quanto avevo provato di spiegare, il 30 Ottobre, nel paragrafo "SUL SESSO LIBERO" e un po' ovunque, lungamente, nel mio blog.

Il vostro scritto ha invece la nobile semplicità e la queta grandezza delle opere neoclassiche di scultura, delle odi perfette, dell'opera lirica settecentesca e di tutti i capolavori letterari ispirati agli immortali principi di brevità e cura formale.
La migliore delle risposte possibili nel migliore dei blog possibili.

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

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«Le ricerche dedicate alla condizione femminile in eta' antica si scontrano con un ostacolo che e' strutturale: l’assenza pressoche' completa di testimonianze che non siano mediate attraverso una prospettiva maschile, pur con alcune eccezioni, fra cui il caso di Saffo. Le donne antiche sono cioe' oggetto ma non soggetto di testimonianza. Da questo deriva il mio interesse per i discorsi maschili sulle donne, per la costruzione sociale e culturale degli stereotipi e dei pregiudizi relativi al mondo femminile, per la loro frequente assunzione a dogmi pseudo-scientifici e per la loro costituzione in una compiuta teoria della differenza sessuale»

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Il significato della vita

Un professore terminò la lezione, poi pronunciò le parole di rito: "Ci sono domande?". Uno studente gli chiese: "Professore quale è il significato della vita?". Qualcuno tra i presenti che si apprestava ad uscire rise. Il professore guardò a lungo lo studente, chiedendo con lo sguardo se era una domanda seria. Comprese che lo era. "Le risponderò", disse. Estrasse il portafoglio dalla tasca dei pantaloni, ne tirò fuori uno specchietto rotondo, non più grande di una moneta. Poi disse: "Ero bambino durante la guerra. Un giorno, sulla strada, vidi uno specchio andato in frantumi. Ne conservai il frammento più grande. Eccolo. Cominciai a giocarci e mi lasciai incantare dalla possibilità di dirigere la luce riflessa negli angoli bui dove il sole non brillava mai: buche profonde, crepacci, ripostigli. Conservai il piccolo specchio. Diventando uomo finii per capire che non era soltanto il gioco di un bambino, ma la metafora di quello che avrei potuto fare nella vita. Anch'io sono il frammento di uno specchio che non conosco nella sua interezza. Con quello che ho, però, posso mandare luce - la verità, la comprensione, la bontà, la tenerezza - nei bui nascosti del cuore degli uomini e cambiare qualcosa in qualcuno. Forse altre persone vedranno e faranno altrettanto. In questo, per me, sta il significato della vita."

Ecco cos'è il razzismo

Un giorno, in classe, durante un incontro sull’interculturalità, chiesi ai ragazzi di darmi una definizione del termine “razzismo”.
Subito, il più sveglio esclamò:
-Il razzista è il bianco che non ama il nero!
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(Kossi Komla-Ebri)
Libertà

Noi Zingari abbiamo una sola religione: la libertà.
In cambio di questa rinunciamo alla ricchezza, al potere, alla scienza ed alla gloria.
Viviamo ogni giorno come se fosse l'ultimo.
Quando si muore si lascia tutto: un miserabile carrozzone come un grande impero.
E noi crediamo che in quel momento sia molto meglio essere stati Zingari che re.
Non pensiamo alla morte. Non la temiamo, ecco tutto.
Il nostro segreto sta nel godere ogni giorno le piccole cose
che la vita ci offre e che gli altri uomini non sanno apprezzare:
una mattina di sole, un bagno nella sorgente,
lo sguardo di qualcuno che ci ama.
E' difficile capire queste cose, lo so. Zingari si nasce.
Ci piace camminare sotto le stelle.
Si raccontano strane cose sugli Zingari.
Si dice che leggono l'avvenire nelle stelle
e che possiedono il filtro dell'amore.
La gente non crede alle cose che non sa spiegarsi.
Noi invece non cerchiamo di spiegarci le cose in cui crediamo.
La nostra è una vita semplice, primitiva.
Ci basta avere per tetto il cielo,
un fuoco per scaldarci
e le nostre canzoni, quando siamo tristi.

(Spatzo)

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Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)